Deepfake sul proprio sito web: perché il gestore è responsabile — non il creatore
L’Art. 50 par. 4 del EU AI Act impone l’obbligo di trasparenza sui deepfake a chi li utilizza — cioè al gestore del sito web. Cosa si intende per deepfake, dove possono comparire inosservati e come adempiere all’obbligo.
Se c’è una disposizione del EU AI Act che i gestori di siti web dovrebbero prendere sul serio, è questa: Art. 50 par. 4. Essa richiede che i deepfake siano chiaramente indicati come generati o manipolati artificialmente — e rivolge questo obbligo a chi utilizza il contenuto. Non allo strumento di IA. Non all’agenzia. A Lei.
Cosa si intende esattamente per deepfake
Il termine è più ampio di quanto suggeriscano i titoli dei giornali. Si tratta di contenuti visivi, audio e video che assomigliano a persone, oggetti, luoghi o eventi reali e che possono apparire falsamente autentici. Questo include i casi evidenti — ad esempio, un politico che dice cose che non ha mai detto. Ma comprende anche situazioni meno eclatanti: il video-testimonianza generato dall’IA con un volto fotorealistico, la voce sintetica in un video esplicativo, la foto di gruppo animata digitalmente dopo lo scatto.
Come i deepfake finiscono sui siti web senza essere notati
- Le agenzie video utilizzano avatar IA per ridurre i costi di produzione — e consegnano il risultato senza alcuna indicazione.
- I team di marketing impiegano strumenti che trasformano una foto in un video parlante.
- Le piattaforme di stock propongono sempre più spesso ritratti fotorealistici generati dall’IA, indistinguibili da scatti reali.
L’ignoranza non esonera
L’obbligo si applica all’utilizzo, non alla consapevolezza. Proprio per questo, la ricognizione dei contenuti è il primo passo fondamentale: può dichiarare solo ciò che conosce.
Come adempiere all’obbligo — senza compromettere il video
Trasparenza non significa apporre una banda rossa di avvertimento sul video. Un’indicazione discreta e sempre visibile — ad esempio una piccola etichetta nell’angolo del player — è sufficiente e non altera la produzione. Fondamentale è la permanenza: un avviso che scompare dopo tre secondi non è sufficiente.
E come per tutti i contributi di questa serie vale: orientamento tecnico, non consulenza legale. Se un contenuto specifico supera la soglia per essere considerato deepfake, in caso di dubbio, è una questione da sottoporre al Suo avvocato.
Audit gratuito
Cosa si trova realmente sul Suo sito web?
Inserisca il dominio, attenda meno di un minuto — vedrà quali contenuti presentano tracce di generazione tramite IA. Nessuna registrazione richiesta.
Continua a leggere
Art. 50 EU AI Act: Chi deve etichettare i contenuti IA — e cosa significa concretamente
La guida pratica all’obbligo di etichettatura: contenuti interessati, ruolo del gestore e i malintesi più comuni.
Come riconoscere i contenuti generati dall’IA — e perché nessun rilevatore basta da solo
Perché i metadati forniscono le prove più solide, i classificatori possono essere ingannevoli — e perché, alla fine, dovrebbe decidere una persona.
EU AI Act: La checklist in 10 punti per il Suo sito web
Dall’analisi iniziale al monitoraggio: le dieci domande a cui ogni gestore di sito web dovrebbe ora saper rispondere.
Contrassegnare le immagini generate dall’IA: cosa è obbligatorio, cosa è consigliabile — e come farlo in modo professionale
La risposta onesta alla domanda più frequente — e tre regole di design per evitare che il contrassegno sembri un cartello di avvertimento.
C2PA, metadati, filigrane digitali: come funziona davvero la marcatura KI leggibile dalle macchine
Uno sguardo al file invece che all’immagine: gli standard che rendono dimostrabile la provenienza — spiegati in modo chiaro.
Foto stock e IA: perché quasi ogni sito web contiene IA non dichiarata
Non ha mai usato consapevolmente l’IA? Il suo sito web probabilmente sì — in modi a cui nessuno pensa.